Report dal convegno "I curricula interculturali:
teoria e pratica per una scuola multietnica"
di Serena Pietragalla , 5CS
E’ ormai inevitabile constatare che viviamo una realtà nuova, resa diversa anche dagli sviluppi apportati dalla cibernetica e dalle nuove tecnologie informatiche, che hanno saputo costruire reti telematiche in grado di superare le concezioni di tempo e spazio ancorate a vecchi sistemi mentali. La rete Internet, per l’appunto, permette di mettere in comunicazione una parte del globo con un’altra diametralmente opposta, superando confini fisici e politici. Il recente vertice di Copenaghen è fallito perché le grandi potenze hanno ancora interessi Stato – Nazione, che rimandano alle teorie di Locke e Adam Smith, secondo le quali l’uomo era un individuo utilitarista, materialista e individualista. Rimanendo legati a questi concetti del diciottesimo secolo, la popolazione mondiale si troverà a dover fronteggiare il problema delle risorse. Infatti, in quest’ottica restano irrisolti i problemi del terzo Millennio: conservazione, fame, sottosviluppo, disagio giovanile, inadeguatezza dei servizi. Nel mondo esistono infatti aree con forte sviluppo (il Primo mondo) e aree sottosviluppate (il Terzo mondo), dove la popolazione muore di fame ed è in condizioni di miseria. Questo è soltanto uno dei motivi che sono alla base dei movimenti migratori, che caratterizzano soprattutto l’Africa e l’America Latina. Anche in questo caso, i vantaggi sono quasi tutti del paese verso il quale si migra: facendo un semplice esempio, se un cittadino africano migra in Italia trova molti ostacoli, tra i quali la lingua, usi e costumi diversi, religione ma soprattutto può non trovare un alloggio. Per gli italiani questo è un vantaggio, perché l’immigrato africano svolge quelle mansioni giudicate ‘inferiori’ che essi non farebbero mai. Per il paese di appartenenza dell’africano il vantaggio è relativo, perché diminuirebbe la forza attiva ma in compenso l’immigrato che migra di solito invia una parte del proprio guadagno al proprio paese di origine. Il problema sorge nella vita di questo africano, che si trova a dover fronteggiare il problema del ‘diverso’. A tale proposito nel convegno internazionale “I curricula interculturali: teoria e pratica per una scuola multietnica”, è stata interessante la riflessione di Antonio Brusa sul concetto di popolo, secondo il quale questo risentirebbe dell’idea di popolo di cui si era fatto portavoce il Positivismo. Si definisce infatti popolo un insieme di persone che hanno la stessa lingua, la stessa religione e gli stessi costumi, tale definizione si può trovare ancora in qualsiasi libro di testo di storia. Le popolazioni però, anche nel Medioevo, stavano insieme pur non avendo tali caratteristiche, quindi se ne deduce che da questa idea i popoli non siano soggetti a cambiamenti e trasformazioni, il che è un assurdo! I popoli sono tutti diversi l’uno dall’altro e hanno origini antichissime, hanno tutti un racconto che nessun altro può avere e sono il risultato di continui contatti, incroci che si sono verificati in seguito a spostamenti per ragioni economiche, politiche, culturali,ecc.. I popoli hanno tutti un patrimonio: arte, fede, credenze, tradizioni. Il termine ‘popolo’ influenza,secondo Brusa, altre ‘parole pericolose’, quali: identità, cultura, radici. Possono essere spesso fraintese e per questo diventare generatrici di conflitti, di incomprensioni, causa di pregiudizi e di forme di intolleranza. Il relatore quindi sottolinea il problema dell’accettazione del diverso dalla propria cultura di appartenenza, la reticenza manifestata in molte occasioni dagli autoctoni nei riguardi di persone provenienti da altri luoghi. Da qui scaturiscono successivamente termini quali: razzismo, violenze, non rispetto dei diritti dell’uomo e della dignità umana.
Il relatore Hugh Starkey a questo proposito mostra cifre illuminanti, tratte da alcune ricerche condotte nelle scuole francesi: il 17% del personale docente partecipò, nel 1996, alla formazione di un partito razzista; il 25% degli studenti inoltre dichiarò di avere subito insulti di carattere razziale. Questi risultati inducono a una profonda riflessione sul termine di ‘pregiudizio’: atteggiamento assunto verso un gruppo, basato su generalizzazioni (stereotipi) tratte da informazioni false o incomplete. Ogni pregiudizio ha tre componenti: una cognitiva, una affettiva e una conativa. La prima porta l’individuo a pensare dell’altro in un certo modo, a giudicarlo in base ad alcune caratteristiche; la seconda a sviluppare sentimenti positivi o negativi verso l’altro, cioè a voler avvicinarsi a lui o meno; l’ultima componente ad assumere determinati comportamenti verso l’altro di apertura o di chiusura.
Secondo lo psicologo sociale Allport la traduzione del pregiudizio in comportamento negativo si articola in cinque fasi: diffamazione della vittima, evitamento dei contatti, discriminazione, violenza fisica e sterminio. Si inizia diffondendo informazioni false sull’altro; si desidera poi di non volerlo vedere; si vietano all’altro l’accesso a determinati servizi e attività; si passa alla violenza e in casi estremi allo sterminio. Una delle modalità utili alla riduzione del pregiudizio è senza dubbio la scuola, intesa come agenzia educativa che serve oggi per preparare al domani. Gli insegnanti ricoprono un ruolo di fondamentale importanza nella scuola, offrendo ad allievi e genitori un’etica della responsabilità: essi infatti contribuiscono a formare un’identità individuale stabile e armonica e un’identità sociale responsabile e aperta, attraverso i saperi.
In passato a scuola l’obiettivo fondamentale era formare un’identità nazionale, un cittadino stanziale, autonomo, un self-man, un uomo del taylorismo tanto per intendersi, che non aveva bisogno degli altri e doveva limitarsi a svolgere i propri compiti, il proprio lavoro. L’obiettivo della scuola oggi è formare una cittadinanza ‘planetaria’, come la definisce Giovanna Cipollari, un uomo relazionale, europeo, cosmopolita, un uomo che comunica ed è interdipendente con gli altri. La globalizzazione- aggiunge Cipollari- oggi rappresenta un’opportunità e un rischio: un’opportunità, perché favorisce la multiculturalità; crea il bisogno di accettare e difendere vecchi e nuovi diritti dell’uomo planetario, di considerare l’ ”altro” come risorsa, come arricchimento; ma anche un rischio, perché pone il problema della convivenza con tradizioni differenti, del ritenere l’integrazione culturale come sinonimo di assimilazione, dove l’altro per godere di pari diritti ed opportunità deve diventare uguale a noi, rinunciando alle proprie origini, alla propria cultura, negandosi come identità. In questa nuova visione cosmopolita si contrappongono pertanto due paradigmi: di disgiunzione e di congiunzione, di etnocentrismo e di interdipendenza, di relazione e di omologazione.
Secondo Benjamin Barber oggi i problemi di una comunità non possono più essere osservati secondo una visione individualista e solo locale, perché ormai in una società, com’è la nostra, sempre più interdipendente e a connettività complessa, sono diventati di portata globale. Occorre ritrovare pertanto, come afferma lo studioso, una coscienza di specie, facendosi portavoce di valori quali la creatività, la convivenza, la mutualità, cioè sviluppare una forma di cooperazione sociale basata sulla reciproca tutela e assistenza. A questo proposito sono stati realizzati anche alcuni progetti educativi, ad esempio quello illustrato da Vinicio Ongini, che lavora al Ministero dell’Istruzione, dove in collaborazione con alcune biblioteche italiane, sono state proposte letture dell’opera ‘Fiabe Italiane’ di Italo Calvino; una raccolta di fiabe, ciascuna ambientata in una regione dell’Italia. Tali fiabe sono state definite “cosmopolite” appunto perché attraversano la penisola da Nord a Sud, con il tentativo di formare già nei bambini una mentalità aperta al nuovo, al diverso. Purtroppo molte volte alla base del pregiudizio ci sono proprio le favole: se si pensa, in molte favole il ruolo della donna è secondario, relegato a ruoli tradizionali ascritti e compaiono molte più figure maschili che femminili, con ruoli di primo piano e molto più diversificati. Questi stereotipi di genere vengono veicolati sin dalla prima infanzia anche attraverso i media, con la differenza che nelle fiabe il pregiudizio è soprattutto di tipo sessuale, mentre nei media sono presenti anche stereotipi e pregiudizi di tipo etnico o razziale. Un esempio a tale proposito sono gli Stati Uniti, dove in alcuni negozi di giocattoli le bambole bianche costano due o tre dollari in più rispetto a quelle nere. E pensare che dovrebbe essere uno Stato con un alto livello di tolleranza dello straniero!
Per cogliere le sfide che la post-modernità ci pone, è necessario quindi abbandonare la prospettiva positivista degli Stati – Nazione e accettare termini quali globalizzazione, mutualità, reciprocità, convivenza, convivialità, diversità intesa non necessariamente come difetto, ma arricchimento e valore. Se vogliamo garantire un futuro al mondo in cui viviamo, non possiamo continuare a pensare che i problemi degli altri Stati, seppur lontani da noi, non ci riguardino: che ci piaccia o no la globalizzazione è un dato di fatto; non siamo solo cittadini del nostro Stato, siamo anche cittadini del mondo e in quanto tali dobbiamo prendere consapevolezza di ciò che accade intorno a noi. Sempre: perché ora dipendiamo tutti gli uni dagli altri e la sola scelta che abbiamo, come afferma Bauman: “è assicurarsi reciprocamente la nostra sicurezza condivisa, se non vogliamo annegare insieme.” la sfida per il mondo futuro sarà un’equità tra Nord e Sud non solo fondata sulle opportunità economiche ma anche culturali.
Nei
giorni 23/24 settembre 2010 si è tenuto a Pavia, presso l’Aula Magna
del Collegio Ghislieri, il Convegno: “I Curricula Interculturali:
teoria e pratica per una scuola multietnica”, organizzato dalla Coop.
Soc. ”Con-Tatto” e dal Centro Interculturale La Mongolfiera. Tutti gli
studenti delle classi quinte del Liceo delle Scienze Sociali
hanno aderito all’iniziativa in quanto la tematica trattata rappresenta
uno degli argomenti centrali del percorso di studi di questo liceo. Gli
spunti emersi dal Convegno quali: l’educazione alla cittadinanza
planetaria, i concetti che servono per leggere la storia e le modalità
da adottare per costruire l’intercultura hanno suscitato vivo interesse
nei ragazzi; pertanto in classe, durante le lezioni di scienze sociali,
sono stati ripresi, diventati oggetto di approfondimento e di
discussione. L’attività si è conclusa con la richiesta dello
svolgimento di una traccia scritta, assegnata in classe come verifica
finale del lavoro svolto.