Uno scambio ... appena nato
di Valentina Di Pino, Indirizzo Linguistico
La mia esperienza é iniziata quasi un anno fa, quando una busta
Bianca ha rivelato il paese in cui avrei vissuto l’anno più
importante di tutta la mia vita. Da allora sono iniziati gli incontri
con gli altri ragazzi che, come me, stavano per lanciarsi in una grande
avventura, la preparazione alla partenza e infine la tanto attesa
partenza. Qualche settimana prima di partire sono venuta a conoscenza
del paesino sperduto degli Stati Uniti nel quale sarei finita, insieme
a tutte le informazioni riguardanti la famiglia ospitante: Concord, Massachusetts.
Concord é una piccola città, sita a circa 30 Km da Boston, ed è
conosciuta principalmente per essere stato luogo della famosa battaglia
che ha dato inizio alla rivoluzione Americana nell’aprile del 1775. Col
passare del tempo é stato anche luogo di ritiro di alcuni autori
famosi.
Ricordo esattamente il mio primo giorno, quando in una calda giornata
estiva, visitai il Corcord Museum, la casa dove visse il poeta Emerson
e la tomba di Louisa May Alcott, autrice di Piccole Donne.
Oggi Concord si presenta come il “paesino da telefilm americani” che
gli adolescenti amano guardare: case in stile Settimo Cielo e il
piccolo fiumiciattolo di paese, proprio come in Dawson’s Creek.
Nelle calde serate estive la gente del luogo va da portico in portico
per gustare un bicchiere di vino e condividere i gossip di paese,
seduta sul dondolo di legno, o per assaporare il barbecue
dell’immancabile vicino Bob; nei freddi giorni invernali, invece,
Starbucks o Dunkin’ Donuts diventano le fermate principali della quieta
routine di paese, per gustare un caffé bollente, che non si avvicina
minimamente all’espresso italiano.
Trascorrere il mio anno scolastico all’estero si sta rivelando
un’esperienza formativa, culturale, qualificante e straordinaria, anche
se spesso difficoltosa.

La scuola in America
La scuola americana è strutturalmente diversa da quella italiana:
gli studenti cambiano classe ad ogni ora e hanno la possibilita’ di
scegliere la maggior parte delle materie, sotto la supervisione di un
“guidance counselor”, in base ai loro interessi e alla formazione
culturale che vogliono intraprendere al college e poi nella vita.
L’uso della tecnologia non e’ minimamente paragonabile al semplice uso
di libri su cui la scuola italiana si basa per l’insegnamento e
l’apprendimento; ciò non significa, però, che gli studenti Americani
non utilizzino supporti cartacei come gli studenti italiani o che gli
studenti Italiani abbiano una preparazione inferiore.
La differenza sta nel metodo di insegnamento: gli studenti
americani si concentrano molto sullo scritto, mentre gli studenti
italiani mettono alla prova l’orale, grazie alle tanto odiate
interrogazioni . All’inizio di ogni nuovo anno scolastico, gli studenti
si recano dal proprio guidance counselor, con cui pianificano un
orario in base alle materie e le classi che vogliono o
devono seguire fino a un massimo di sei o sette materie. L’orario è
modificabile durante l’anno e alcune classi durano solo un semestre.
Nel mio caso e’ stato impossibile far coincidere
perfettamente il piano di studi della 4DL del liceo linguistico
italiano con il piano di studi della nuova scuola Americana.
Il mio orario comprende una classe di Writing Workshop in Inglese che
diventerà letteratura nel secondo semestre, Francese Spagnolo, Storia
Americana, teatro e architettura. Come mi e’ stato da molti
consigliato, ho deciso di scegliere anche materie che non
sono previste nel piano di studi italiano per approfondire argomenti
che non studierò in Italia e quindi per arricchire il mio bagaglio
culturale per poi studiare “I contenuti minimi”, di ogni
programma non svolto al mio ritorno. Non metto in dubbio che sarà
difficile, ma l’impegno e la maturità acquisita mi aiuteranno ad
affrontare anche questa prova.
Il mio anno all’estero non è una vacanza, ma un momento di crescita
culturale e personale; anche se non studierò in modo approfondito
il Paradiso di Dante o uno dei tanti poeti latini, portero’ con me
tante esperienze positive e negative che mi stanno cambiando come
persona e mi indirizzeranno verso le mie scelte di domani

I rapporti con la famiglia
Ricordo che prima della partenza fantasticavo su come sarebbe stato il mio nuovo paesino vicino a Boston, la mia nuova famiglia, la mia nuova scuola. Mi immaginavo a una partita di football con le cheerleader o con i miei coetanei che, a differenza di quelli italiani, possono già guidare. Poi, tra lacrime ma tanta voglia di partire, ho salutato i miei genitori e tutto ciò che avevo immaginato è iniziato a diventare realtà. Ma la realtà è spesso ben diversa da ciò che immaginiamo. L’esperienza con la mia famiglia ospitante non è stata piacevole, al punto da doverla cambiare proprio alla vigilia del mio primo Thanksgiving americano. Ho trascorso i primi mesi con la convinzione che fossi soprattutto io a dovermi adattare, perché ero io ad essere entrata nel loro mondo, ma pian piano ho preso coscienza che non era del tutto così, e che le incompatibilità erano insormontabili; sapevo che avrei potuto incontrare delle difficoltà, ma speravo che ciò non capitasse proprio a me. Purtroppo, invece è capitato anche a me, qualcosa non ha funzionato, le divergenze culturali ed i problemi personali all’interno della famiglia non sempre possono essere risolti, per cui è stato necessario andare via. Forse cercavo un approccio culturale che in quella casa non era possibile, assecondavo le loro richieste, perchè volevo essere la ragazza perfetta, la ragazza che loro pretendevano io fossi. Ad agosto sono partita con la consapevolezza che sarebbe stata dura, me ne sono resa conto quando ho salutato i miei genitori a Roma e quella sensazione è diventata paura quando sono arrivata a New York. Ho avuto tutto il sostegno, la comprensione e l’affetto di tutti i volontari di Intercultura della zona, dei miei amici, dei miei compagni, ma soprattutto della mia tutor, presso la quale ho vissuto per due settimane e dove mi sono sentita veramente come a casa mia. Da lì è iniziato un nuovo percorso di vita; mi trovo in una nuova famiglia che reputo molto adatta a me. Il giorno del mio diciassettesimo compleanno, i volontari di AFS mi hanno inviato una e-mail dicendo che la famiglia di una delle mie migliori amiche americane voleva “adottarmi” e che la richiesta era stata accettata. Mi sarei trasferita a casa sua lo stesso fine settimana. Ho chiuso in una scatola e messo via il ricordo della prima famiglia ospitante, pronta a ricominciare. Oggi sono contenta e serena e vedo davanti a me i mesi più belli della mia esperienza.
Riflessioni
Nonostante mi manchino la mia famiglia, i miei amici, la mia scuola, vorrei che questo lungo viaggio non finisse mai. Oggi, a metà del mio percorso, non ho rimpianto di essere partita, sento che già qualcosa e’ cambiato, a parte il mio inglese, ovviamente. Non sono più la stessa Valentina di qualche mese fa, ho imparato a essere indipendente, a cercare il confronto con chi è diverso da me senza rinunciare alle mie idee, alle mie convinzioni, che ne usciranno modificate e rafforzate. Ho imparato che posso trovare il mio spazio in un nuovo mondo e nonostante ci voglia tempo e tanta, tanta forza, oggi posso essere come tutti gli altri ragazzi americani e creare dei legami con la mia nuova famiglia, i miei nuovi amici che dureranno tutta una vita. Quando tornerò in Italia sarà difficile lasciare quella che è diventata casa mia per un anno e in entrambi i posti in cui sarò , mi mancherà l’altro, dove c’è un pezzo di me stessa, un pezzo di ciò che sono.
